winterlake1.jpgwinterlake2.jpg

Home

Care compagne , cari compagni

ci rivediamo dopo un periodo probabilmente troppo lungo, scandito da una serie di emergenze politiche ed organizzative che hanno messo a dura prova il lavoro di questa segreteria e che hanno in qualche modo rallentato il rocesso di confronto democratico che ci siamo impegnati ad intraprendere per riaprire luoghi di discussione, a partire dai territori, dai nostri amministratori, dai nostri militanti.

Ci siamo lasciati l’ultima volta con poche certezze dalle quali ripartire, tra queste la presenza dei nostri eletti in Regione, nelle amministrazioni comunali rinnovate e in quelle dove già siamo presenti, poche certezze in un clima generale di grande incertezza, le defezioni dei nostri parlamentari, la mancanza di linee guida precise.

Oggi finalmente ci rivediamo potendo guardare ad una prospettiva nuova, che forse proprio nuova non è perché in realtà è perfettamente in linea con cosa siamo e siamo sempre stati, ma la novità sta nel fatto che finalmente possiamo riuscire concretamente a percorrere una strada, la nostra “strada giusta”.

Voglio partire dalla direzione nazionale e dalla manifestazione del 4 ottobre in piazza Santi Apostoli, non solo per un aggiornamento o un dovere di cronaca, ma perché da lì discende e lì voglio inquadrare anche l’analisi sullo stato attuale del nostro partito, della nostra federazione, del nostro lavoro.

 

Nel corso della direzione nazionale, che si è svolta nella mattinata del 4 ottobre, l’intervento introduttivo di Vendola ha ripercorso innanzitutto il fenomeno del renzismo, sia rispetto al suo disegno neoligarchico schiavo dei mercati, fondato sull’improvvisazione e sulla semplificazione, privo di una visione organica sullo sviluppo del paese e sull’uscita dalla crisi, sia sull’aspetto semantico della sua rappresentazione: una destra che parla con il vocabolario della sinistra. Un partito che è divenuto un comitato elettorale, al quale non importa della vistosa diminuzione degli iscritti (anche noi, ma per noi è diverso), non una classe dirigente ma un insieme di staffisti, dove l’incastro delle competenze non si riconnette alla società e ai problemi reali del Paese.

All’interno di questo panorama le problematiche vere rimangono confinate tra gli annunci mediatici e un finto concetto di modernità, una modernità che tra riforme istituzionali e mercato del lavoro non solo parla il linguaggio della destra, ma rappresenta un forte elemento di conservazione. Una modernità che non abbatte ma accentua le diseguaglianze.

Di fronte a tutto questo occorre una revisione radicale sul come produrre ricchezza e occorre rivendicare fortemente il nostro welfare ambientale, che contiene precisi elementi di sviluppo, a partire dalla rigenerazione urbana, rurale e ambientale, dalla nostra proposta del Green New Deal per il lavoro, da un dibattito serio sulla razionalizzazione energetica.

Questa discussione non è in atto, come non si parla della distribuzione iniqua della ricchezza né del governo illegale di buona parte di questa stessa ricchezza. In un mondo capovolto ci spiegano come l’art.18 e i diritti conquistati rappresentino invece un privilegio, siamo in paese che sta progressivamente perdendo vincoli e tutele e il pesante fallimento delle politiche attuate a partire dal governo Monti,

sulla cui linea ci si continua a mantenere, vengono annullate dal pensiero che “erano necessarie perché altrimenti staremo peggio”.

E qui si inserisce anche la perfetta inutilità del semestre europeo italiano, dove in realtà l’austerity rimane l’unica ricetta e il tema della guerra e dei profughi è diventato una condizione deontologica.

Il tema della riduzione dei vincoli e dei diritti si intreccia con il tema della democrazia e delle riforme istituzionali, sul quale la nostra battaglia in Senato ci ha dato finalmente visibilità. E rientra nel tema della democrazia anche la devastazione democratica nell’ambito delle provincie e delle città metropolitane.

In questa situazione la sinistra è più che mai necessaria. Non interessa la scorciatoia del contenitore, ma una proposta politica e culturale in grado di ricostruire il bagaglio della sinistra. Una coalizione dei diritti e del lavoro che ricostruisca l’azione politica raccogliendo tutti coloro che sentono la stessa necessità. SEl si mette a disposizione di questo percorso.

Gli interventi che si sono susseguiti, nel concordare con questa strategia, hanno sottolineato la necessità operativa e organizzativa nonché l’urgenza di avviare iniziative: iniziative parlamentari forti, iniziative sui territori, iniziative che identifichino una linea politica più netta. Occorre organizzare il dissenso, aprendo senza spocchia ma con determinazione agli elettori delusi dal PD e dal M5S, al sindacato, alle associazioni. Sel si mette a disposizione per una ricostruzione della sinistra, ma non per la difesa di una vecchia sinistra.

Occorre costruire reti di territorio, sull’esempio della Liguria, dove si a SEL si uniscano parti della sinistra PD e Movimenti. Con urgenza, sottolinea Mussi, perché anche la lista Tsipras è figlia di un ritardo.

Si è sottolineata da più parti (anche Fratoianni) la necessità di un salto di qualità che deve trovare nella conferenza organizzativa e programmatica il luogo della costruzione di un linguaggio comune ma anche di pratiche aperte, da sviluppare in Parlamento e nei territori, mantenendo un respiro internazionale. L’esperienza della lista Tsipras va ricondotta in questo contesto, seppur nella difficoltà a superare il momento post elettorale. E’ indispensabile però che si sciolgano anche i nodi organizzativi, che rapidamente si definiscano compiti precisi, che ci sia qualità nell’organizzazione e nella proposta. In caso contrario questa importante occasione

sarà perduta.

Questi temi sono stati ripresi nelle conclusioni di Vendola: - Identificare bene le battaglie e le parole chiave: dignità, valorizzazione delle persone, libertà dal ricatto permanente, reddito non neoassistenzialismo.

- Formulare un’agenda di lavoro, distribuendo compiti e responsabilità.

- Evitare il “cazzeggio” (sic!) nostro sul cantiere che deve sempre partire e non parte mai.

- Mantenere un respiro europeo.

- Tenere insieme i compagni, cementare la nostra comunità politica anche attraverso strumenti di omogeneizzazione culturale e comunicativa: ossia informazione per tutti, sintesi e linea politica comunicata in modo capillare.

Gli stessi concetti sono stati esplicitati nel pomeriggio: la manifestazione ha rappresentato, anche simbolicamente l’inizio di questo percorso. Per citare Civati, una sorta di Patto dei Santi Apostoli, che ha visto sul palco Landini, Civati, Vendola, ma anche Maria Pia Pizzolante di Tilt, Simone Oggiani dei giovani Coministi, Norma Rangeri, rappresentanti del mondo sindacale .

Ora, come ci muoviamo noi in questo contesto, apparentemente molto favorevole non solo ad una ricostruzione della sinistra, ma proprio ad una ricostruzione nostra, qui ora e adesso? Chi siamo, quanti siamo, che cosa vogliamo fare?

Guardate care compagne e cari compagni: oggi dobbiamo guardarci in faccia e dirci “o adesso o mai più”. Abbiamo affrontato in questi mesi una serie di emergenze che non avrebbero dovuto essere tali: la città metropolitana, la festa provinciale, l’organizzazione della giornata del 4 ottobre, la stessa messa in campo del piano operativo che vi avevamo presentato a giugno. Temi che aprivano scenari di discussione politica o anche

semplicemente organizzativi non hanno trovato una corretta esplicitazione.

Sulla città metropolitana abbiamo dovuto giocare di rincorsa, con situazioni cangianti e tempi ristretti. In queste condizioni abbiamo privilegiato il confronto con gli eletti, immaginando che comunque, attraverso di loro si salvaguardasse il filo conduttore con i circoli e con i territori. La posizione assunta e le motivazioni le conoscete. Resta il rammarico di non essere riusciti a costruire un’alternativa, ma questo ce la dice lunga anche sulle reti e sui rapporti che dobbiamo ritessere e ricreare. Reti e rapporti che continuano a riguardare anche i nostri stessi amministratori : dire che la discussione è stata parziale anche perché pochissimo partecipata, nonostante gli incontri convocati e anche gli approfondimenti proposti è soltanto dire la verità. L’incontro nell’ambito della festa provinciale è andato deserto, alla riunione

preliminare al voto eravamo in quattro ammissibili al voto. Pertanto, nel domandarci chi siamo, domandiamoci anche se siamo diventati anche noi, come il PD, un comitato elettorale oppure se abbiamo la speranza di realizzare quella interconnessione tra rappresentanza, competenze, territorio che può restituire un senso al nostro impegno. Pensiamoci, perché in ogni caso la storia della città metropolitana non è finita qui e nonostante l’assenza di una

nostra rappresentanza qualcosa da fare c’è, proprio come SEL e non solo attraverso chi qualcuno ha eventualmente scelto di appoggiare. Ci sarà il voto dei sindaci sul regolamento e sullo statuto, un lavoro sullo statuto stesso e sulla distribuzione delle risorse, c’è in campo una proposta di incostituzionalità della legge Del Rio.

In questo contesto si inserisce anche il problema delle risorse, cui faccio solo un accenno per quanto attiene il rispetto delle regole statutarie sulla contribuzione degli eletti. Così come chiediamo al regionale chiarezza sulla quantificazione delle risorse, sulla regolarità dei versamenti, sulle contribuzioni degli eletti, sulla definizione di un regolamento finanziario. Nonché un impegno sul tesseramento, perché siamo davvero ai minimi storici.

Nel nostro lavoro di questi ultimi mesi abbiamo dovuto spesso riscontrare una stanchezza generale, una scarsa voglia di partecipare, l’assenza fisica e virtuale di interi pezzi di partito. La nostra disponibilità ad incontrare i circoli ha trovato scarsa attenzione. Torino Centro, Mirafiori e la circoscrizione 9, Pinerolo, la ValPellice,

l’Alto Canavese, Moncalieri, Venaria, Rivoli, Bruino hanno cercato un confronto, talvolta su problematiche, altre per una discussione politica. Altre realtà sono comunque presenti, ma il filo diretto stenta a ripartire: basti dire che alla mail con la quale si chiedeva di segnalare gli amministratori locali del territorio hanno risposto 3 circoli.

Questi fatti hanno radici dentro di noi e certamente anche sopra di noi e tuttavia vanno superati propositivamente.

Credo che questo momento possa essere quello del rilancio, sul quale dobbiamo tutti impegnarci: a partire da questa segreteria, che deve rapidamente migliorare il suo contesto operativo e organizzativo, ancora carente soprattutto per quanto riguarda la comunicazione. Attuare il nostro piano operativo, sia in relazione ai territori che al lavoro degli amministratori, realizzando quell’omogeneizzazione dell’informazione e quella definizione della linea politica che oggi è quanto mai necessaria. Ci sono gli spunti, dò atto a Marco Grimaldi di aver avviato una metodologia di confronto positiva, ma c’è bisogno del contributo di tutti e si procede ancora troppo in ordine sparso.

Lanciare una serie di spunti di lavoro: 

- Iniziative a partire dalla manifestazione del 25 ottobre, che potremo lanciare con un’iniziativa aperta il 23 ottobre 

- Organizzazione della manifestazione del 25

- Atti formali che investano gli amministratori. Proposte di mozioni / ordini del giorno da far circolare: TTP,  blocca Italia, Registrazione delle unioni contratte all’estero.

- Lavoro sulla conferenza organizzativa e programmatica, prevista il 16/17/ 18 gennaio 2015, sulla base dei percorsi che saranno indicati a breve dal Nazionale.

- Costituzione di gruppi di lavoro: si è costituito il gruppo ambiente, propongo che si costituisca anche presso il provinciale un gruppo di lavoro sui temi della sanità e del welfare, in raccordo con quanto si è fatto e si sta facendo al regionale, nel rispetto delle deleghe di segreteria. Il compagno Franco Izzo, che si scusa per non poter essere presente questa sera e che ha la delega a sanità e welfare nell’ambito di questa segreteria provinciale, si occuperà

di organizzare il gruppo ed è immediatamente disponibile a convocare una prima riunione. 

- Invito a costituirne altri: gli spunti dei lavori parlamentari, del gruppo regionale e comunale, del lavoro sui territori devono essere punti di partenza e di arrivo per sviluppare azione politica. Carissimi, questo è il momento di riprendere il nostro impegno, di guardare al futuro che non è solo nostro, del nostro partito, della nostra federazione, ma di un’intera società che richiede un cambiamento: non possiamo più chiuderci irresponsabilmente nell’immobilismo, nei personalismi, nel piccolo cabotaggio, nelle modalità da vecchio ceto politico attento solo alla distribuzione dei poteri.

Andiamo oltre, vi prego, tutti assieme. Chiudo ringraziando tutti i compagni e le compagne che comunque hanno continuato ad esserci, a partire da chi ha lavorato alla festa, a chi ha contribuito alle proposte in quell’ambito e al di fuori, a chi imperterrito continua ad organizzarsi e ad organizzare. Grazie, perché siete voi la nostra forza.