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Cento passi per guardare in faccia la realtà mafiosa e combatterla!

 

Nella giornata di lunedì 8 giugno 2015, la Città di Torino ha conferito la Cittadinanza Onoraria al magistrato Antonino Di Matteo. Pubblico Ministero della Direzione distrettuale antimafia dal 1999, ha indagato sulle stragi dei magistrati Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, e Paolo Borsellino. Attualmente, con i colleghi del pool antimafia di Palermo, rappresenta la Pubblica Accusa nel processo sulla “trattativa tra Stato e mafia”.
Un segnale importante, quello che Torino ha voluto dare: un segnale per dire che nella lotta alla mafia chi si trova in prima linea non è solo, che la società intera si schiera a fianco di chi combatte.
“La mafia che è sopraffazione, ingiustizia, illegalità. La mafia che è una mentalità, una cultura purtroppo dominante in Italia. E’ nel cuore dello Stato, nella politica e nell’economia. E in tanti anni non è mai stata sconfitta perché non c’è mai stata una volontà di farlo da parte di uno Stato che spesso premia i criminali e lascia solo e disarmato chi tenta di ribellarsi”. Questo ci ricorda Giovanni Impastato, fratello di Peppino, ucciso dalla mafia nel 1978.
Oggi come ieri, l’impegno delle istituzioni contro la mafia dovrebbe essere priorità assoluta perché la mafia si è radicata all’interno del sistema di potere economico e politico, riesce ad essere ovunque perché le si è permesso di stare ovunque. E’ successo con quanto emerso nella inchiesta Minotauro, succede nella vicenda che va sotto il nome di “mafia capitale” e che porta alla luce del sole il grado di infiltrazione e condizionamento che emerge e che chiama in causa molte persone in ruoli importanti nelle istituzioni locali. Un sistema di collusione e corruzione inquietante, che può esistere e consolidarsi solo nella commistione forte con la politica. Troppa politica che ha fatto finta di non vedere sia le opacità nell'assegnazione degli appalti sia lo smantellamento di servizi.
Corruzione e mafia sono due facce della stessa medaglia.
E poi c’è il processo per la trattativa Stato – mafia, uno dei capitoli più vergognosi della storia d’Italia.
Don Ciotti ci ricorda sovente come la corruzione sia la vera incubatrice di tutte le mafie.
La corruzione che ricatta, che sottrae denaro che potrebbe essere investito per dare dignità alle persone.
Purtroppo, quel segnale forte di una politica che si fa carico, che si espone, che non lascia solo chi è in prima fila nella lotta alla mafia, a Pinerolo non arriva: lo avevamo visto quando era stata votata all’unanimità dal Consiglio Comunale la “Commissione Consiliare Speciale di promozione della cultura della legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi” nel 2012, commissione servita a qualcuno per qualche intervista con promesse di grande e costante impegno nella lotta per la legalità e naufragata dopo una sola riunione. Lo abbiamo rivisto quando si è trattato di votare la mozione per la cittadinanza onoraria al Magistrato Di Matteo. Mozione bocciata da PD, UDC , gruppo misto di maggioranza con l’astensione di Rifondazione Comunista.
Peccato. Perché è vero: siamo stufi di una politica che dice “pur condividendo lo spirito della proposta” poi vota contro, perché sempre più la questione morale, la lotta alla corruzione, la lotta alla mafia devono entra renel “cuore” delle istituzioni e questo lo si fa con scegliere apertamente da che parte stare, lo si fa con la trasparenza, con politiche sui servizi, sull’ambiente, sull’urbanistica, con l’inclusione, con la lotta al razzismo. E c’è un bisogno estremo, un’urgenza nel cambiare, per davvero, verso, nel fare i nostri Cento passi per guardare in faccia la realtà mafiosa e combatterla!
Giorgio Canal
Consigliere Sinistra Ecologia Libertà - Pinerolo